Il mistero dei 18 scheletri giganti trovati in Wisconsin

C’è un certo tipo di archeologia, chiamata “proibita”, che viene tenuta in un angolo, nascosta per non interferire con il normale e secolare flusso della Storia trascritta dall’Uomo. Un’archeologia che potrebbe rimettere in discussione l’evoluzione della razza umana e per questo scomoda a molti, a partire dai libri, le enciclopedie e i testi scolastici che andrebbero totalmente riscritti.

Questa storia risale a circa un secolo fa e, com’è avvenuto per altre scoperte archeologiche “anomale” (ad esempio i Giganti del Monte Prama), è stata tenuta in un cassetto, anche perché si tratta di un mistero tuttora irrisolto. All’epoca, però, la notizia comparve subito sul New York Times, evidentemente non si temeva una reazione da parte del mondo scientifico, cosa che adesso accadrebbe sicuramente, dato che ogni notizia, prima di diventare pubblica deve passare necessariamente al suo vaglio. Che sia per evitare mala-informazione o assicurare correttezza di informazione, la Scienza deve sempre dire la sua e di conseguenza dare il suo benestare.

Nel 1912 un’equipe di archeologi del Beloit College, durante uno scavo su una collina vicino al Lago Develan, in Wisconsin (USA), riportò alla luce una serie di tombe che, secondo la datazione, risalirebbero al primo millennio a.C. All’interno di queste rudimentali casse erano conservati scheletri giganti, alti più di tre metri e con il cranio allungato, avevano una doppia fila di denti, zigomi prominenti e sei dita alle mani e ai piedi, dunque erano dichiaratamente non umani.

Ma, questi scheletri, pare che siano spariti, laddove i teorici della cospirazione avanzano la certezza che siano stati volontariamente distrutti, ed è per tale ragione che ad oggi rappresentano un mistero, visto che non se ne ha tangibile traccia. Non è la prima volta che accade, perché ritrovamenti del genere non finiscono mai nei musei, ma anzi finiscono sempre per scomparire, senza che se ne sappia più nulla.

Infatti, quelli del Wisconsin non sono i primi ritrovamenti notificati dai quotidiani di prestigio dell’epoca, dato che in passato ne erano stati già fatti di simili, come in Ohio dove nel 1856, in una vigna di uno sceriffo locale, di nome Wickan, era stato ritrovato uno scheletro alto addirittura 3,30 metri e con una mascella gigantesca, uguale a quella di un cavallo. Ancora più grande fu uno scheletro ritrovato nel 1868, sulle coste del Mississippi, che misurava addirittura 3,40 metri, rinvenuto mentre si stava costruendo una diga.

I casi documentati dai giornali sono diversi, dal 1851 fino al 1940, infatti sono stati conteggiati quasi 200 scavi che hanno mostrato l’esistenza dei giganti, nel corso della Storia. Quello più eclatante che appartiene ai giorni nostri, è stato effettuato in Messico, nello Stato di Sonora, dove nel 2012 è stato riportato alla luce un intero cimitero di giganti, risalente al periodo delle popolazioni mesoamericane precolombiane. Questi scheletri presentavano il cranio allungato e una dentatura a forma di V, e si è supposto che fossero i Nephilim.

Ciò non toglie, comunque, che molti documenti fotografici siano dei falsi, essendoci gente che purtroppo riesce a divertirsi soltanto in questo modo. E allora non si dovrebbe dare tanto torto alla Scienza, perché se nel 1912 o, ancora prima, nell’800 non esisteva Photoshop e dunque non si potevano manipolare magistralmente le immagini, adesso è pratica piuttosto comune persino tra i professionisti del settore. Perciò, anziché parlare di mala-informazione si parla di autentica presa per il didietro, stratosferica quanto può esserlo il mondo.

★ Testi originali di Video&Magie ©, data 12 agosto 2016

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