Nonna Maria racconta: «Quando lanciarono il malocchio al mio bambino.»

Contrariamente a quanto si immagina, o a come suggerisce il termine, il malocchio non è necessariamente l’occhio “cattivo”, non ha sempre un fondo di malvagità, e non sempre è lanciato per fare del male volontario. Basta un sentimento di invidia, provare gelosia per quanto non abbiamo e subito si liberano influenze malevole sul soggetto invidiato.

È ciò che è successo a Maria, tanti e tanti anni fa, quando ebbe partorito. C’era una signora che andava a trovarla tutti i giorni, una contadina che non poteva aver figli e dunque si recava presso la sua abitazione manifestando apertamente la sua gelosia, la sua invidia per non aver ricevuto la stessa fortuna. Da quel momento, il bambino aveva smesso di bere il latte.

Siccome Maria si era rivolta ad una vecchia signora che leggeva le carte, al fine di interrogarla sulla motivazione di questo inspiegabile avvenimento, dato che il bambino era fondamentalmente sano, ella le riferì che il piccolo era vittima di un malocchio, o forse era più una fattura, data la fonte, sebbene non fosse stato fatto alcun maleficio volontario. Il malocchio si legge e si toglie col piatto, attraverso un rituale vecchio di secoli e secoli (usando olio e acqua), ormai caduto in disuso come queste stesse credenze.

Ma, a quel tempo, quando non si trovavano esplicite ragioni mediche, non si trovavano risposte, era uso comune rivolgersi ai saggi del paese o agli indovini, perché dopotutto ci azzeccavano sempre, e i loro rimedi risultavano nella maggior parte dei casi infallibili. Infatti, dopo questo consulto, Maria iniziò a pregare la Madonnina e, poco tempo dopo, il bambino riprese a mangiare normalmente. Fece una novena (9 giorni consecutivi di preghiera con il Rosario), e dal giorno in cui terminò, il bimbo riprese vigore, crebbe bene e sano, un bel bambino.

Sull’efficacia di questi rimedi qualcuno troverà sicuramente qualcosa da ridire, giacché in tempi moderni l’intelligenza e la Scienza, nonché l’evoluzione, hanno condotto a varcare altre porte, oltre quella della superstizione, eppure a tutt’oggi esiste ancora chi prega, chi medita e chi pratica magia. La ragione è quantomai semplice, dato che la preghiera, così come la meditazione o un rituale di magia, è una concentrazione di energie che si liberano in modo più o meno benefico, dalla mente, ed entra quindi in gioco il potere della mente, quel potere che si rende disponibile se impariamo ad usarlo.

In pochi, però, sono coloro che non lo usano a fini egoistici, e per questo il più delle volte si verifica un colpo di ritorno, difficilmente ammortizzabile se l’anima del praticante è corrotta, lo stesso contraccolpo che colpisce chi ha lanciato il malocchio, una maledizione, o un pensiero dannoso verso il prossimo. Nella filosofia quantistica si chiama boomerang, nel Buddismo si chiama Karma, ma in qualsiasi modo vogliate chiamarlo, sappiate che il bene attira bene, e il male attira esclusivamente il male.

★ Testi originali di Video&Magie ©, data 16 marzo 2016

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