Orazione di San Cipriano ★ Rituale di liberazione da malocchio e malefici

San Cipriano, al tempo Tascio Cecilio Cipriano, fu un vescovo e scrittore nato a Cartagine nel 210 d.C., che nella sua tarda giovinezza praticava il paganesimo romano. Era un Mago, padrone delle Scienze Occulte fu uno dei più grandi Maghi esistiti nell’Antichità, e scrisse in quegli anni numerosi libri di Stregoneria, Negromanzia e rituali di Magia.

In seguito si convertì al Cristianesimo (dice la leggenda che insorse contro Lucifero, il quale non avrebbe potuto tentarlo se lui avesse brandito la croce a simbolo di adorazione del Signore), fu eletto vescovo ma diventò martire per mano degli stessi pagani suoi concittadini, che lo giustiziarono pubblicamente. Da allora divenne una leggenda e il maggior Santo invocato negli esorcismi e nei rituali di purificazione, per la sua potenza nel governare gli Spiriti infernali.

Le opere scritte dal vescovo di Cartagine sono innumerevoli, così come le sue orazioni, ma la più celebre è senza dubbio quella definita semplicemente “Orazione di San Cipriano”, una preghiera che viene utilizzata per liberarsi dal Male, nonché per proteggersi da esso. Un’orazione che da secoli viene recitata per eliminare fatture e malocchio, sortilegi e malefici, e da qualsiasi influenza diabolica che si affaccia nella propria esistenza.

Erroneamente, le sue orazioni vengono utilizzate per i motivi più disparati, distorcendo lo scopo per cui furono scritte, sono state manipolate e adattate, infatti una di queste è comunemente usata per ricongiungersi alla persona amata, per ritrovare un amore perduto, insomma per scopi che possono definirsi praticamente egoistici. Addirittura, in una delle versioni è specificato di recitare la formula mediante cui il soggetto dovrebbe tornare strisciando, chiedendo perdono anche per azioni che non ha commesso, o nientemeno per sfasciare famiglie lasciando un’eventuale moglie (o marito). Una cosa seriamente inconcepibile.

Inutile da dire che tali formule producono un contraccolpo potente, perché una preghiera a fin di bene viene sostanzialmente dirottata a fin di male, per soddisfare sentimenti di orgoglio e possesso, totalmente al di fuori della concezione per cui è stata originariamente scritta. In pratica, si raccolgono frutti ben diversi da quelli sperati.

Questo prodigioso rituale va effettuato per sette sere consecutive, dalle ore 19 alle ore 20. Si accende una candela e, dopo aver fatto il segno della croce tre volte, ci si cosparge con acqua santa la fronte, gli occhi, le orecchie e la bocca, iniziando a recitare la preghiera (Orazione di San Cipriano). Senza fretta e con convinzione, perché non basta semplicemente leggerla, bisogna sentirla con tutto di se stessi, bisogna credere, anche se le parole non ci danno senso logico, ma del resto nel male, non c’è nessuna logica…

★ Testi originali di Video&Magie ©, data 16 marzo 2016

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