Scoperto nel Mar Rosso l’esercito del Faraone che inseguì Mosè durante l’Esodo

L’Archeologia lo conferma, la divisione delle acque avvenne realmente, e quello ritrovato sui fondali del Mar Rosso è l’esercito egiziano che perseguitò Mosè durante l’Esodo, in base a numerose investigazioni effettuate da una equipe di archeologi subacquei nelle profondità di quel tratto di mare. Sarebbe il punto dove, secondo la Bibbia, si aprirono le acque, in quanto sono stati ritrovati tutti nella stessa zona, su un’area di circa 200 metri quadrati, ad un chilometro e mezzo di distanza dalla costa.

La datazione delle ossa risale al XIV secolo a.C., pertanto coincide con i passi della Bibbia che colloca l’evento intorno al 1300 avanti Cristo, epoca in cui gli Ebrei furono salvati dalla schiavitù in Egitto grazie a Mosè, che li portò via con sé attraverso il deserto. Mosè e gli Ebrei percorsero un tratto di quasi 300 chilometri per una durata di 20 giorni, e giunsero alla fine del deserto del Sinai attraversando il Mar Rosso. In base ad alcuni studi, sembra che fu proprio Mosè a scrivere il libro dell’Esodo, sebbene numerose fonti attestino che sia di origini ignote.

Lo scopo iniziale di questa spedizione archeologica era di recuperare relitti ed oggetti risalenti all’Età della Pietra e del Bronzo, quando gli archeologi si sono imbattuti in una massa di ossa umane, rimanendo letteralmente a bocca aperta. Gli scienziati associati all’Università di Archeologia del Cairo, hanno così notificato di aver recuperato 400 scheletri e centinaia di armi e pezzi di armature, carri da guerra ormai diventati dimora di coralli e perfino ossa di animali di terra. Tuttavia, si presuppone che ispezionando un’area più ampia si potrebbe recuperare un esercito dalle dimensioni di ben 5000 uomini, perito in quel luogo in seguito ad un evento di proporzioni, appunto, bibliche.

Ad ogni modo, l’oggetto chiave che ha dato valore e veridicità alla teoria che si tratti dell’esercito egiziano che inseguì Mosè, è la presenza di un carro riccamente decorato, sicuramente appartenente ad un principe nobile dell’epoca, ed un’arma a lama ricurva assai articolata, che era proprio utilizzata dalle figure di spicco nell’Antico Egitto, e quindi un faraone. Inoltre non c’è traccia di navi o relitti nell’area, e la posizione dei corpi intrappolati tra argilla e roccia indica che possono essere morti per mezzo di una colata di fango causata da una sorta di tsunami.

In conclusione, tutto riconduce al racconto biblico, quando l’esercito del Faraone egizio fu distrutto dalle acque che furono separate per permettere a Mosè e agli Ebrei di raggiungere la salvezza. Il fatto dunque è accaduto veramente, la Bibbia non conta favole.

Eppure, teorie scientifiche in merito avanzano l’ipotesi che la calamità si sia verificata in seguito ad un fenomeno atmosferico violento, come un potente vento desertico che ha improvvisamente ritirato le acque, per poi ritornare come un’onda gigante distruttiva. Infatti, se gli scienziati si trovano d’accordo con l’esito dei racconti religiosi, poco credito danno invece alla manifestazione divina, benché la coincidenza sia altroché strana, essendosi verificato proprio nel momento in cui stavano passando Mosè e gli Ebrei, i quali ancor più stranamente si sono salvati, al contrario dell’esercito egizio che invece è perito in massa.

Che Dio abbia potuto dare tale potere a Mosè, o che Egli stesso abbia provocato questo “miracolo”, non ritrova assensi nella Scienza, e sarebbe anche ovvio visto che non può essere dimostrato. Anzi, il fenomeno che provocò la separazione delle acque diventerebbe per gli scienziati una teoria tipica per spiegare tutti gli eventi biblici sovrannaturali, che furono pertanto causati semplicemente da fenomeni atmosferici più o meno violenti che deturpavano gli scenari dell’epoca. Insomma una scappatoia c’è sempre, quando si parla di fede a discapito di concretezza e tangibilità.

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★ Testi originali di Video&Magie ©, data 29 luglio 2016

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2 commenti
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  1. Franca Maio / 22 dicembre 2016

    Io dico che questa è la verità della bibbia!!!

  2. Rispondi
  3. Eduardo / 3 febbraio 2017

    I racconti si ispiravano ad eventi reali, poi colorati con dei, prodigi e miracoli.
    Altrimenti dovremmo dire che aver ritrovato i resti di Troia dimostra che l’Iliade è un accurato libro di Storia, compresi Atena, Nettuno e Achille invulnerabile!

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